Un passo falso diplomatico in passato

by Michał Nowakowski

La diplomazia di oggi può sembrare un ambito piuttosto complesso e oscuro, con innumerevoli regole e consuetudini che possono facilmente disorientare gli aspiranti diplomatici. Tuttavia, se guardiamo più da vicino ai requisiti che gli inviati stranieri dovevano affrontare all’inizio dell’età moderna, ci rendiamo conto che allora le cose erano ancora più complicate e formalizzate.

Un’eccellente esemplificazione di ciò è la missione di Stanisław Miński, un diplomatico polacco che servì come ambasciatore di Sigismondo III presso Papa Clemente VIII alla fine del XVI secolo. Nel suo manuale diplomatico, Miński descrisse il protocollo e le numerose cerimonie che doveva seguire durante la sua permanenza alla corte papale di Roma, offrendo un’affascinante visione del mondo altamente codificato della diplomazia rinascimentale.

Il testo di Miński mostra in modo vivido le molteplici sfide che i diplomatici dell’epoca dovevano affrontare. Ci si aspettava, ad esempio, che sapessero esattamente come interagire con il papa, i cardinali, gli altri ambasciatori e l’aristocrazia romana. Ogni persona aveva un titolo specifico e i diplomatici dovevano sapere chi far sedere più in alto, chi doveva essere ammesso per primo alle porte e verso quali stanze accompagnare gli propri ospiti in base al loro rango. Ogni azione alla corte papale era meticolosamente codificata, con regole precise che disciplinavano anche i minimi movimenti durante un’udienza ufficiale con il papa. Un solo passo falso, come un inchino mal eseguito, poteva causare imbarazzo.

Considerando il numero elevatissimo di regole, non sorprende, quindi, che si siano commessi degli errori. Un aneddoto divertente che Miński racconta nel suo manuale riguarda un ambasciatore polacco (non identificato) che ha involontariamente infranto una delle regole basilari della diplomazia papale. Secondo la tradizione, solo i membri del clero potevano pronunciare il discorso ufficiale davanti al Papa durante la prima udienza pubblica. I diplomatici laici dovevano invece assumere oratori professionisti per svolgere questo compito a loro nome. Purtroppo, l’inviato polacco, che non era un sacerdote, sconosceva questa convenzione e decise di tenere lui stesso il discorso. Sebbene si sia comportato in modo impeccabile sotto ogni altro aspetto, questo semplice errore divenne oggetto di discussione alla corte papale e fonte di grande divertimento per gli anni a venire. Come dice Miński, “ancora oggi a Roma se ne ride”. Noi non possiamo far altro che simpatizzare con lo sfortunato diplomatico….

Per approfondire l’argomento:

Józef Korzeniowski, Stanisława Mińskiego (1563–1607) „Sposób odprawowania poselstwa”, „Archiwum Komisyi Historycznej” 5 (1889), p. 437–63.

Michał E. Nowakowski, Ambasador na rozdrożu. Świat wartości w poradnikach dyplomatycznych Pierwszej Rzeczypospolitej oraz ich europejski kontekst [Ambasciatore al crocevia. Il mondo dei valori nei manuali diplomatici della Polonia-Lituania e il loro contesto europeo], Lublin 2023 [in stampa].

Fonte dell’immagine:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Momus_-_the_Greek_god_of_ridicule.jpg